Il partito repubblicano degli Stati Uniti guarda avanti e, nel corso dell’annuale Conservative Political Action Conference (CPAC) sceglie come leader Ron Paul. Grazie al trionfo nell’evento che si rinnova dal 1973 per mano degli attivisti conservatori a stelle e strisce, il membro del congresso texano nonché candidato alle presidenziali 2008 è diventato automaticamente il favorito repubblicano al ruolo di avversario numero uno di Barack Obama per le elezioni del 2012. Una vittoria determinante e ben marcata dal 31% delle preferenze, destinata ad avere potenziali grandi ripercussioni per il mondo del gambling negli States: Ron Paul è infatti noto come uno dei politici più attivi e favorevoli all’industria del gioco d’azzardo online.
Ron Paul e il gioco online
Forse anche per questo la vittoria di Paul alle primarie dei repubblicani è stata così schiacciante. Il 74enne politico texano si è infatti lasciato alle spalle Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts e tre volte vincitore 2006, 2007 e 2008) della chiamata al voto del nocciolo duro dei conservatori Usa che ha raccolto il 22%. Sarah Palin si è dovuta invece accontentare del 7%, un punto percentuale in più di Tim Pawlenty. Preferenze piuttosto schiaccianti per Paul, che comunque non è stato risparmiato da fischi di una parte dei presenti al momento di comunicare il vincitore dell’urna. “Paul ha intenzione di riportare il movimento repubblicano alle sue posizioni tradizionali di un budget accurato”, ha reso noto il portavoce Jesse Benton commentando la nota opposizione di Paul alla politica di spese del governo. Non solo, perché uno degli assi nella manica di Paul è senz’altro la sua politica di apertura al gambling: è noto infatti da tempo la vicinanza del membro del congresso a una politica che regolarizzi una volta per tutte e sotto ogni punto di vista il gioco online negli Stati Uniti. Una politica favorevole alla quale che gode dell’appoggio di parte dell’opinione pubblica, ma soprattutto degli istituti finanziari interessati a mettere le mani sul flusso di guadagni che al momento, per colpa della controversa UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act), finiscono appannaggio di organismi di altri Paesi.
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